lunedì 23 gennaio 2012

Come iniziare a scrivere? Basta innamorarsi


C'è una mia amica che me lo dice sempre: love is the reason.

Sarà convinta o si vuole convincere? Non so. Ma so che ha ragione.
E non solo nella vita privata, nelle relazioni con gli altri e con se stessi.
Per me la formuletta "love is the reason" vale anche per il lavoro.
Per il lavoro che amo, quindi il mio, quindi la scrittura h24.

Allora, allora... io ci ho provato a fare altro. Perché, come in tutte le storie d'amore che si rispettino, quella con la scrittura ha avuto il momento dell'odio/mi stai sul c***o/non ti posso vedere.

domenica 15 gennaio 2012

Roma non fa la stupida

Tante luci per ricordare un regista del quartiere Monti, indovinate chi è?


Succede che a volte ti stanchi di un posto. O piuttosto pensi di esserti stancato di un posto.

L'ho sentito tante volte a Londra: italiani stanchi, che vivevano lì da decenni e avevano voglia solo di tornare in Italia. Ma erano stanchi di Londra o avevano voglia di casa, di famiglia?

Per non parlare di Roma: "Il problema di Roma è che è provinciale... sono andato a XXX (metti Berlino, Cracovia, New York, qualsiasi posto) e lì stanno proprio AVANTI". Quante volte l'ho sentito?

Ecco, mi sembro Moretti, ma alle parole "stanno avanti" mi verrebbe da dare una sberla al malcapitato di turno e dire, anzi urlare: "LE PAROLE SONO IMPORTANTI!!!".

lunedì 9 gennaio 2012

scrivania VS palestra

Amici per la pelle: tazza con tisana e cioccolatini (qui sono stati già mangiati!)


Ok, questo doveva essere un nuovo inizio.
Ok, avevo la sacca da palestra pronta.
Ma non avevo lo spirito.

Perché il mio non è proprio uno spirito da: esco, mi tengo in forma, mi diverto e... ah, sì, poi lavoro se c'è tempo. No, il mio è uno spirito che la mattina si alza e dice: chissà cosa succede nel mondo oggi? Chissà se ne posso far uscire un bel pezzo? Ecco, è questa la mia grande passione. Accettiamola, no?

Così sono le 17.38 e la palestra non la vedo neanche con il binocolo.

giovedì 5 gennaio 2012

Il vischio ci salverà...


Rullo di tamburi, attenzione! 
Primo post di questo 2012 che mi piace, mi sta simpatico, mi spinge a guardare avanti e non solo dentro di me. 

Dunque dunque... Lo sapete che amo Cetona? Per chi non lo sapesse si tratta di un piccolo borgo toscano dove passo molte delle mie vacanze. Comprese quelle che mi sono presa questo Capodanno. 



Ed è lì, nella piazza di Cetona, l'ultimo giorno dell'anno, che ho comprato il vischio e obbligato il bizzoso fidanzato a baciarci tenendolo sopra le nostre teste (no comment). 

martedì 27 dicembre 2011

Xmas question: e se Gesù fosse stato un freelance?


Lui è Alcy: insieme ci poniamo molte domande :)


Ho sempre apprezzato gli insegnamenti di Gesù.

È su questi che avrei dovuto riflettere mentre festeggiavo il Natale.
Invece i pensieri nuvolosissimi dei giorni precedenti alla vigilia mi hanno abbandonata solo per lasciare spazio ad una nuvolosissima sensazione di invisibilità tipica delle Feste in famiglia, quando la famiglia sono quei parenti che non vedi da più o meno un anno e con cui nella vita ti sei scambiato sì e no 30 parole.

Ma tant’è.
La bella notizia è che ho superato i 30 anni.

Anni sufficienti per tagliare il cordone ombellicale e costruirmi un Natale su misura, circondata da affetti veri, quelli che mi sono costruita negli anni.
E così farò, giurin giuretto.

martedì 20 dicembre 2011

Sotto l'albero vorrei...




C’è una parola che girava sempre intorno ai miei discorsi quando ero all’università: leggerezza.

La cercavo. Pensavo che trovandola sarei stata felice.

Ma tanta tanta leggerezza porta poca poca progettualità.

Così, quando mi sono ritrovata con il "cambio" della mia vita bloccato in folle e dunque abbastanza spaesata, ho mandato a quel paese la leggerezza e sono diventata una persona concreta.

Magari lo ero anche prima ma... a tratti. Tratti brevi.

lunedì 12 dicembre 2011

Tutorial: come trovare l'atteggiamento giusto per ogni boss (con qualche eccezione)


Una volta, parlando durante un aperitivo di una vecchia “capa”, mi ricordo che una vocina accanto a me, che al tempo avevo considerato snob, mi aveva risposto: “Mi Visulta difficile pensaVe che una fVee-lance abbia un capo”.

Simpatica.

Io, come non immaginarselo?!, mi ero sentita subito da meno rispetto alla Illustre Impiegata (che volete fa’, è la lotta tra poveri!) e m’ero azzittita.

Perché? Perché lavoravo da poco, ora lo so.

Sì, perché adesso non avrei problemi a dire che una free-lance non ha un solo capo, ha proprio tanti referenti, redattori, coordinatori di redazione, ecc. a cui rendere conto.

lunedì 5 dicembre 2011

Cameo burlesque

I vestiti di scena mi fanno sognare. Altro che griffe. 


Lo sapete che sono un’appassionata di costume?
Credo sia facile immaginarlo di una che ha scritto un libro sulla Lingerie ed uno sui Jeans ma... non si sa mai.

Di sicuro lo sa mia cugina.

Mia cugina, quella che ho travestito da piccolissima con degli avanzi di stoffa durante un pranzo di famiglia, lasciandole un segno così profondo (o un trauma così indelebile, interpretazione a scelta) da indurla a lanciarsi, in età adulta, sulla strada del burlesque.

Insomma, la mia “vittima” mi ha invitato ad un workshop di costume burlesque proprio nei giorni in cui il partner bizzoso era in viaggio, tò!

Penso: perfetto. E vado.

Quante domande mi sono posta? Solo una: perché mia cugina mi vuole così male da farmi svegliare prima delle 10 del mattino durante il week-end?

Ma la voglia di curiosare ha avuto la meglio e dunque...

Dunque, senza troppe aspettative (ma con uno spirito assolutamente aperto, come non mi succede quasi mai) varco la soglia di Lab Costume in netto ritardo, struccatissima, con le sneakers. Un disastro.

Qui Milky, la cugina burlesque, con il costumista, Emiliano

Ad aspettarmi, per fortuna, non ci sono damine incipriate, ma una performer appassionata della storia del burlesque e ragazze venute qui per imparare a realizzare deliziosi e vezzosissimi capi.

Singer, colori, fili, nastri e tanto altro... ecco un laboratorio che fa sognare. 

E infatti, con cartoncino, ago, filo, paillettes e raso in pochi minuti imparo a realizzare un tassel (copricapezzolo con nappina). Fantastico, no? Peccato aver suggerito alla burlesquissima parente di utilizzarlo come spallina per un look alla Michael Jackson... lo farà? Mmm, dalla faccia non sembrava convinta ;)

Questo delizioso oggettino in rosso non è un mini cappello cinese ma... un tassel fatto da me :)


Passiamo alla giarrettiera: raso, pizzo, forbici... Il mix di colori dei nastri mi piace: li voglio tutti! Ma ne posso scegliere solo due. Per poi cucirli con il pizzo. E mentre premo sull’acceleratore (leggasi pedale) della macchina da cucire facendo inevitabili casini, penso che mi sto divertendo un mondo, rispolverando quelle vecchie passioni che avevo lasciato nel dimenticatoio. 

Perché le avevo lasciate lì? 

Forse perché avevo meglio da fare in quel momento. 
O forse perché la gioia di ritrovarle batte tutto, e fa fare le capriole al cuore. 

Ed ecco: sono felice.
Lo penso mentre esco dal laboratorio con il sorriso.
Mentre salgo in macchina leggera.
Mentre abbraccio il cucciolo tornato a casa.

Con cui non userò né giarrettiere né tassels per farmi amare.

Ma so che giocare con loro mi ha fatto amare di più me stessa.

E non potevano mancare i cappelli... e se tornassi a realizzarli? Sento già l'urlo alla Munch del mio fidanzato... 
   

giovedì 1 dicembre 2011

Vaniglia&Cioccolato




Volevo fare una fuga alla Vaniglia e Cioccolato.

(Piccolo riassunto: nel libro di Sveva Casati Modignani la protagonista, esasperata, molla tutto e va a vivere in una vecchia casa al mare)

Perché...

Perché è romantico.
Perché volevo sentirmi pioniera di una nuova vita.
Perché scappare é facile e nelle difficoltà sembra molto affascinante.

Ma non è successo.

E quello che è rimasto è... vaniglia e cioccolato. Ma da mangiare. E vivere.

Vaniglia e cioccolato che si mixano perfettamente in un’inchiesta che sa anche di te.
Vaniglia e cioccolato che si baciano nel ciambellone della mattina.
Vaniglia e cioccolato che si scontrano nelle parole di un litigio.

Perché in fondo una fuga perde tutto il suo fascino se significa rinunciare a questi due gusti, no? ;-)

domenica 27 novembre 2011

D come donna, anzi donne



Mi sveglio. Mi preparo. Faccio colazione ed esco di casa.

E poi le incontro.

Sono loro, un esercito: mamme, impiegate, faccendiere, single, amiche, annoiate, infastidite. Sempre, sempre di corsa. Donne.

Ho visto il film, Donne, quello del 1939 che mi faceva l'occhiolino da troppo tempo dalla mia videoteca.

L'avevo iniziato due anni fa da sola a casa. Nella casa dove vivevo da sola. E l'avevo trovato alquanto patetico.

Ho premuto stop e ho continuato la mia vita per altri due anni.

L'ho ripreso adesso, seduta sulla mia poltroncina rossa, davanti allo stesso schermo trasportato nella casetta per due. E mi è piaciuto, tantissimo.

Mi è piaciuta l'ambientazione e le donne, appunto, che sono tante, tutte diverse tutte piene di voglie, di entusiasmo, di energia da vendere.

Ma tutte, anche la protagonista (la mia preferita, la donna con l'indole che amo e che vorrei avere), fragili. Sì, fragili.

Così, non mi sono sentita sola.
E rispecchiandomi nella loro fragilità, non mi sono sentita più neanche fragile.
Insomma, mi sono chiesta: e se la fragilità stesse alla donna non come una menomazione (come ho sempre pensato finora) ma come una parte fondamentale del proprio sentire, del proprio modo di vedere e vivere (a volte) il mondo?

Se questa fragilità fosse solo una parte dell'anima più segreta ma anche affascinante, tanto da potersi tramutare in un punto di forza?

Ecco, è questo che ho pensato vedendo Donne.

Un film da tenere nella propria videoteca.

E gustare accoccolate in una poltroncina rossa.

mercoledì 16 novembre 2011

Da piccola amavo l'inverno...


Perché leggevo troppe storie di caminetti scoppiettanti, nonnine buone e dolci alla cannella.
Poi sono cresciuta. E con me la voglia di estate tutto l'anno. Magari fosse così.

Invece dopo tanto lavoro e le benedette chiusure (i mensili escono tutti nello stesso periodo del mese, purtroppo)... ho scoperto l'autunno inoltrato. Il quasi inverno. E con questo freddo toglierei il quasi.

Insomma sono partita. E mi sono persa un po', come in ogni partenza. Scoprendo che tutta quella tristezza che ha accompagnato la fine dell'estate appena trascorsa, in fin dei conti, potevo risparmiarmela.

Il buio che arriva prima prima, il freddo che fa battere i denti, il giardino che non più utilizzabile per pranzi e per cene... perché ogni volta riesco a cogliere solo i lati più difficili di un cambiamento?  Per me è così: mi ci vuole un po' di ragionamento, o solamente di tempo, per aprirmi ad una nuova stagione... La bella notizia, però, è che poi sono capace di entusiasmarmi, di scorgere il lampo della prima scintilla e innamorarmi perdutamente.

Se è così anche per voi, ecco qualche foto del week end appena passato. Per innamorarsi insieme dell'inverno. E sì, lo ammetto, aspettando comunque la primavera!!!

Qui sono davanti al camino, in Toscana (vicino Roccastrada) con il mio maglione a trecce preferito. Vicino a me un libro, un thè, biscotti a forma di cuore e... che altro serve per essere felici?



La mia ombra nella luce autunnale, tra le foglie, mi fa pensare a quella di Papà Gambalunga. E sorrido. 


Le marmellate...  qualcosa di buono (la frutta) da riutilizzare, conservare e poi gustare in tanti modi.


Il prato verdissimo con le pecorelle di terracotta... LE VOGLIO!!! Ma dove le metto? 

E tornando verso Roma... un anticipo di mare. O forse una briciola della stagione passata. Ma grande grande da farci sognare. 

venerdì 11 novembre 2011

Tutorial: come tenere gli occhi aperti davanti al computer

Vi è mai capitato? Il sonno è tanto, tantissimo e gli occhi sono, giustamente, abbottonati.
Sono lì come per dirti: "Ehi, tu! Ma non lo vedi che dobbiamo-vogliamo-non possiamo fare a meno di... RIMANERE CHIUSI?".
E invece no, tu hai un pezzo da scrivere, un'email da inviare, un'inchiesta da cominciare.
Pensi a tutto questo mentre noti una neanche troppo sorprendente assenza del liquido lacrimale e ti chiedi: "CHE C***O FACCIO?".
Ecco, a me succede una mattina sì e l'altra pure. Dunque ho alternato vari rimedi.
Efficaci? Giudicate voi.

rimedio n°1:
mi hanno detto che... BISOGNA BERE TANTO
dunque io... mi scolo un bicchiere d'acqua ogni quarto d'ora.
risultato... magari gli occhi stanno meglio ma la frequenza con cui corro verso il bagno non mi permette di scrivere un tubo.

rimedio n°2:
mi hanno detto che... BISOGNA METTERSI LE GOCCINE AGLI OCCHI
dunque io... le porto sempre con me e divento in breve tempo una "goccine-dipendente".
risultato... l'altro giorno, causa distrazione, non ho portato le goccine in redazione e sono andata in fase di astinenza. Panico!

rimedio n°3:
mi hanno detto che... DEVO TORNARE A CASA E METTERMI A DORMIRE
dunque io... non ci ho pensato due volte e l'ho fatto.
risultato... mi sono svegliata la sera con email minatorie e due articoli da finire. Ho lavorato tutta la notte e... rinuncio.

Piuttosto: ho deciso di puntare sul fascino da orientale. Scelta obbligata, con questi occhi abbottonati.

domenica 30 ottobre 2011

Sunday Morning


Posso dire che vivo per questo?
Svegliarmi con il ritornello di questa canzone di Lou Reed nelle orecchie mentre il sole filtra dalle imposte.
Ricordarmi di avere una piccolissima fetta di torta alle mele e mangiarla davanti ad una tazzona di caffelatte.
Fare una doccia lunghissima e rimanere imbambolata davanti allo specchio per mezza mattinata.
Fermarsi a fare rifornimento di cibo non per necessità ma stuzzicati solo dal profumo che viene dai chiosco del kebab.
Montare un'affettatrice e stendere con cura sul piatto delle fette di speak P-E-R-F-E-T-T-E.
Scrivere, scrivere, scrivere, ma solo per me... super lusso.
Buona domenica.

giovedì 20 ottobre 2011

clima alluvionale


Mi sono svegliata alle 6 con un clima alluvionale su Roma, con i tuoni e con i lampi.
Mi sono girata dall'altra parte e mi sono riaddormentata.

Ecco, vorrei poter scrollare le spalle così anche davanti ai problemi della vita e del lavoro.
Sarà per questo che invece soffro sempre di doloretti alla schiena, forse perché le spalle non le scrollo mai?

Del resto.

Se tra web, stampa e telegiornale, si respira da mesi un clima alluvionale, come si fa a scrollare le spalle?

venerdì 12 agosto 2011

delusione d'amore VS scrittura



Ma io una volta lo vorrei chiedere proprio a tutte le persone che mi capitano a tiro: come fate a lavorare, mangiare, respirare, fare tutte quelle cose che fanno parte della nostra quotidianità quando il cuore PESA PESA PESA per amore?

Non so quali risposte potrei trovare, ma forse qualcosa che possa modificare la mia faccia attonita, con un grande punto interrogativo stampato in fronte, quando si parla di amore e sofferenza.

Insomma, è ovvio, a me è capitato, altrimenti non sarei qui a scriverne.

Uscivo dolorante (più o meno come tutti) da una storia e dopo 6 mesi, una mattina qualunque davanti al computer con msn aperto,  il mio ex mi informa che sta per diventare papà.
Da tre mesi sa che sta per diventare papà.

giovedì 11 agosto 2011

AAA immaginaria casa editrice cerca freelance per innovativo progetto editoriale


È arrivata una lettera.
Da una grande grande casa editrice.
Mi fermo un attimo prima di aprirla, sapendo già che si tratterà di normale amministrazione tipo "Abbiamo cambiato indirizzo per le fatture", ""Ci avvisi tempestivamente del suo cambio di residenza", ecc.
Ma poi decido di non aprirla. Chiudo gli occhi salendo le scale e immagino.

Gent. ma signorina XXX,
la presente per comunicarle che il suo lavoro considerato dalle nostre redattrici sufficiente e idoneo per la pubblicazione, ad una seconda lettura (avvenuta ai piani altissimi e dirigenziali) sembra... Eccellente!
Per il suddetto motivo la invitiamo a presentarsi nella nostra sede IL-PRIMA-POSSIBILE per un progetto editoriale basato sulle sue straordinarie  fuori dal comune strepitose innovative idee.
Cordiali saluti,

XXXX

Apro gli occhi.
Tocco la carta ruvida della busta e la lascio lì.
Per la prima volta non mi scaravento bulimica su una missiva (cartaceo, mail, o altro che sia) per scoprirne il contenuto.

Perché, in fondo, in questa placida metà d'agosto, non chiedo altro che farmi cullare un po' dai miei sogni.

mercoledì 10 agosto 2011

basta poco. basta rallentare


Attenzione! Sto dicendo la più grande banalità di tutte. O forse no.

Che basta rallentare per godere di più della vita.
Per far espandere i pensieri.

E, nel mio caso:

- per ricominciare a leggere Seneca (lettura interrotta più o meno a metà liceo... ma perché?)
- organizzare pranzetti a Trastevere in un'affascinante Roma deserta
- riprogrammare la mia vita, il mio lavoro, il mio guardaroba e poi... lasciare tutto (quasi) come prima ma con il sorriso in faccia
- pensare, pensare, pensare... e non pensare più che a volte è meglio non pensare.

Insomma, capito?

Basta poco, basta così poco... per capire quanto un inverno di doveri possa e debba lasciare spazio ad una dolce e delicata primavera.

mercoledì 29 giugno 2011

Puoi farlo ovunque, anche sotto l'ombrellone




Ma che avete capito? Parlo del mio lavoro. Che no, non si può fare sotto l'ombrellone. E neanche in vacanza, ne parlo qui. Ma non tutti lo sanno. Molti si ostinano a considerarti libera come l'aria e quindi...

Già.

Ma la bella notizia è che adesso sono cresciuta.

E non me la prendo più.

More or less.

Me ne rendo conto quando, dopo due giorni di mare, saluto le amiche che rimangono ancora qualche giorno a rosolarsi al sole (arg!! Che invidia!) e loro mi pregano di rimanere...

"Vorrei, ma devo lavorare", dico.

"Davvero!", aggiungo.

"MA TI METTI QUI SOTTO L'OMBRELLONE, TANTO CON IL TUO LAVORO LO PUOI FARE...".

E rieccoci. La bistrattata vita della freelance.

Un lavoro dove la concentrazione è tutto anche se si parla di bikini o depilazione... io posso farlo tranquillamente sotto l'ombrellone!!! Ma certo...

Mi chiedo solo:

Se poi durante un'intervista con un direttore di una multinazionale si sente lo splash dei tuffi... che dico? Mi è caduto il cellulare in una vaschetta con l'acqua che tengo qui sulla scrivania?

E... perché mia dovrei tenere una vaschetta con l'acqua? Per rinfrescare le dita dopo una lunga digitazione sulla tastiera? Mah!

Se durante la suddetta intervista un bambino mi tira un gavettone (al mare capita)... che faccio? Mi tengo per me tutti i santi del paradiso che stavo per far scendere (be', un modo alternativo per evitare di imprecare...)

E se, così proprio perché non capita mai, venissi interrotta ogni 2 secondi dalle chiacchiere da ombrellone (tipo: mi passi la crema solare? Fra, quando ti vieni a fare un tuffo? L'hai visto quello che è passato?)?

Ma poi basta con tutti questi SE.

Ora che sono soddisfatta. Sicura. Più definita.

...

La risposta è: NOOOOOOO!!! Non posso lavorare sotto l'ombrellone, CAPITO???? :-)


mercoledì 15 giugno 2011

E se un ex fa capolino da un pezzo?


Cosa succede se grazie ad un articolo cerchi spunti tra le tue esperienze e poi (così, perché sei curiosa, mica ficcanaso!) googli le persone con cui le hai condivise?
Eh... Ad esempio potresti scoprire che un tuo ex si è sposato, e con un grande pezzo di gnocca!!

Ma poi, a dire il vero, non succede niente.

O quasi.

Da brava vecchiettina trentenne pensi prima al tempo: quanto ne è passato da quando ti davi appuntamenti improbabili alle 4 di notte con quel tipo che ora vedi in doppio petto e la faccia da ebete nella navata di una chiesa?

Quante strade hai scartato per scegliere la tua?

Poi pensi alle affinità: ma che c'entravo io con questo? Ora nulla. Ma ieri?

Dunque pensi a te stessa: ma quante donne sono stata in una sola? L'adolescente inquieta, la ventenne scoppiata, la trentenne finalmente equilibrata, la figlia modello, la figlia menefreghista, l'amica da emulare, l'amica da non frequentare...

Aiutooooo!!!

Ok, ora mi è più facile capire perché tutte queste voci ci hanno messo tanto ad andare d'accordo dentro di me ;-)

E mi chiedo se basti una promessa più grande di noi (anche se suggellata da un anello brilloccoso) ad acquietare le voci contrastanti delle persone ho conosciuto.

O se è stato un vero e intenso percorso a portarle fin là.

Lo spero.

Ma da brava vecchietta trentenne non ci metterei la mano sul fuoco.




sabato 11 giugno 2011

Voglia di evadere (nel traffico di Roma)


Succede sempre.
È venerdì e sto tornando a casa.
I pensieri frullano, la settimana lavorativa è agli sgoccioli.
Nella mia testa si intrecciano i TO DO con in WANNA DO.
Ed è qui che entrano in campo i Joy division, con Disorder.
1-2-3-4-5- sali sali volume...

I've been waiting for a guide to come and take me by the hand

I programmi vanno a farsi benedire, mi godo il momento mentre il traffico lascia spazio ad un tramonto romano

Could these sensations make me feel the pleasures of a normal man?

Solo musica, dita che tamburellano, testa che si muove

These sensations barely interest me for another day

E i pensieri scorrono fluidi, completamente diversi da quelli di qualche minuto fa

I've got the spirit, lose the feeling, take the shock away

Aderenti a me stessa circumnavigano le zone d'interesse: penso ai viaggi, alle vacanze che ho appena fatto e a quelle che farò.

Alla persona con cui le farò.

Con cui divido la mia vita.

Penso alla mia vita.

I've got the spirit, but lose the feeling

Penso alla pancia di mia madre: era quella una garanzia di costante appagamento?

I've got the spirit, but lose the feeling

O ci si può provare adesso, qui, ora

Feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling

Almeno provare

Feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling, feeling...

Ok, ci provo.

lunedì 6 giugno 2011

Vado in vacanza quando mi pare (ossia mai)


La cosa bella di essere una libera professionista è che già dal nome lo dichiari a piena voce: SEI LIBERA!

Ma attenzione: basta poco per farsi prendere dall'euforia ed immaginare spiagge deserte, noci di cocco, il tutto fuori stagione mentre gli altri stanno schiattando davanti alla scrivania...

Invece leggi bene la seconda parola. Sei una PROFESSIONISTA.
Che vuol dire? Che nella spiaggia caraibica ci puoi anche rimanere 365 giorni l'anno ma la scrivania te la devi comunque portare dietro.
E se ci pensi pesa. Fa caldo a vederla. Inizi a pensare che non te la scolli mai di dosso.
Ma tant'é!

Dunque eccomi qua in vacanza a giugno che neanche i bambini (che fino al 9 sono ancora a scuola) con sacca da mare in delizioso sangallo (si scrive così?), ballerine in PVC che tutti mi fermano ("Oh, che belle! Ma dove le hai comprate? Ma quanto le hai pagate?"), smalto glamour (tre ore per metterlo, ed è bello solo da lontano) e... computer come protesi.

Buona giornata a tutti!

domenica 15 maggio 2011

to do list DOPPIA


Si dice che i freelance non possano fare a meno di una to do list quotidiana.
È vero.
Cosa ci fanno, però, non è cosa nota ma assolutamente soggettiva.

Parlo di me: le mie liste di cose-da-fare durante la giornata ci sono, certo, ma sono sparse per casa, nelle borse, accartocciate, dimenticate, spuntante SEMPRE a metà.
Farle è indispensabile, seguirle impossibile.

Allora mi sono chiesta... come farle funzionare in maniera creativa? Farle diventare, insomma, un gioco?
Guardo quella di oggi (non facciamo commenti sul fatto che è domenica ed ho una lista anche per i festivi... ):
- scrivere un pezzo+ due testimonianze
- prendere appuntamento per due interviste
- fare delle ricerche
- fare una lista (ma che, l'ho messo nella lista? So' scatole cinesi 'ste liste??) delle cose da fare la prossima settimana

Ok, mi sono lasciata un po' di cose indietro e recupero nel we. Ci sta. Diciamo.

Ma da domani ho deciso di cambiare: farò DUE liste, una delle cosa DA FARE ed una delle cose che VOGLIO FARE.
E poi proverò ad equilibrarle per tutta la giornata.

Funzionerà? Oh, almeno potrò dire di averci provato!

martedì 10 maggio 2011

La mappa del tesoro


Siete a caccia di benessere?
Cercate la vostra strada nella vita?
Non sapete dove sbattere la testa?

Io, che a giorni alterni rispondo sì a tutte e tre le domande, ho trovato un giochino simpatico da fare per sbrogliare la matassa di pensieri, desideri, riflessioni che mi accompagna tutti i giorni.

Si tratta di una cosa semplice semplice dal nome simpatico: mind-mapping.

Occorrente:
- 1 foglio bianco
- 1 penna

Adesso: pensate ad una parola che vi dia una sensazione di benessere.
Mumble, mumble... mela? Cicogna? Facciamo "equilibrio".
Scrivetela al centro del foglio.
Quali altre espressioni vi fa venire in mente questa parola? Lavorare 8 ore al giorno (non di più!), meditare, curare il giardino...
Tracciate un collegamento sul foglio tra la parola principale e le nuove espressioni.
Bene, questa dovrebbe essere la mappa del "tesoro".

Perlomeno la mia. Peccato che non abbia il tempo di seguirla.
...
E se fosse "tempo" la parola da mettere al centro della mia pagina?

Mumble, mumble...

Mumble...

...

..

.

Appunto, tempo scaduto. Al prossimo post!




venerdì 29 aprile 2011

Bucolicamente parlando


Cosa succede se lasci una nevrotica freelance per un'intera settimana nella campagna senese?

Minimo, quando si ritroverà da sola dopo due giorni di feste pasquali con parenti&amici,verrà bombardata dai suoi pensieri più ansiogeni lasciati da parte, dietro alle corse forsennate per consegnare l'ultimo pezzo prima, e alle corse forsennate per preparare la valigia e partire poi.

A questo punto... Avete presente quelle sonore sberle in faccia che arrivano quando meno te l'aspetti e che portano prima ad una crisi personale (don't worry, siamo vaccinati), poi ad una crisi di coppia (vaccino fatto anche qui) e per non farci mancare nulla ad una crisi lavorativa (maddai??? Oh, non la conoscevo questa!).

Ecco, diciamo che ho ancora la guancia indolenzita.

E questo mi fa capire che non appartengo a quella categoria (esiste?) per cui basta dire vacanza per essere felici.
Vivo di momenti (Urg! Romantica o patetica? Dite voi), e me li tengo stretti.
Felici, contorti, divertenti o folli che siano.


martedì 19 aprile 2011

Talenti underground


Metti una sera a Trastevere, qualche anno fa.
Metti tre tipi in giro per viottoli e stradine.
La Sgrinfia. Il Bafefit. Ed io.

"A Fra ma n ce credo che scrivi per Cioé! Mi sono sempre chiesto... ma cosa rispondi a chi ti dice che è rimasta incinta con un bacio?"
"Di mettere un preservativo in bocca?!"
"O di ripassare le istruzioni per il bacio a pagina 10?!"

Con una disperazione liquida e frizzante nelle vene, ironizzavamo sulle nostre vite difficili, sui percorsi che non sognavamo ma che ci siamo ritrovati a vivere.
Spesso insieme. Ma anche separati, incazzati neri con noi stessi e con il mondo.

E adesso metti una sera da Mondo Bizzarro. Oggi.
Alla mostra di Bafefit. Emozionato. Innamorato. Riconosciuto.
Un talento che il Paris Match descrive così: "...il bianco e nero del suo segno riesce a contenere tutti i colori che è possibile esprimere con le emozioni".

Come fare a non pensare a noi tre?

Torno a casa in un tramonto rosa e pesca.

Radiosa. Malinconica. Ma incredibilmente piena di vita.

ps immagine: L'Acchiappastelle (ink on paper), Bafefit.










venerdì 15 aprile 2011

Questione di lifestyle


Avete presente le amiche? Quelle vicine vicine? Quelle che non giudicano (come no!?) ma danno giusti consigli e sante opinioni? Bene.
Il we scorso sono uscita con due di loro, venerdì sera (che per me è già week-end), nelle prime ore di ossigeno dopo una settimana lavorativa al cardiopalma.

Energia per far festa? Non pervenuta.
Fantasia davanti al guardaroba? Come sopra.
Mestizia davanti all'abbandono del cucciolo (ok, partner) a casa? In salita.

Ma ho radunato le forze e mi son detta: "Cacchio, è venerdì sera!".
E così ceniamo: una attaccata all'IPhone, l'altra pure. E dunque anch'io.
Chiacchiere dimezzate.
Occhio a mezz'asta.
Lo ammetto, alla prova del cinema non ho resistito! E mi sono data a gambe.
La sentenza è stata unanime: "A Fra, ma c'hai lo stile di vita di mia nonna!".
E sono tornata a casa con la coda tra le gambe. LEGGERMENTE indispettita.

Poi è arrivato il sabato e una giornata bellissima: giornali, caffè, sole, yoga, giardino...

Si, forse il mio stile di vita è cambiato.
Forse i locali, la folla, il casino non mi interessano più come prima.
E il venerdì sera non sono neanche da cinema.
Ok, tolgo il forse.

In compenso vivo giornate meravigliose facendo cose che amo.

Così è spuntato un pensiero: "Ma se la nonna di E. vive davvero così... lo sai che penso? BELLA PER LEI (E ANCHE PER ME)!!!".

domenica 27 marzo 2011

Proposte, riviste, interviste... ma soprattutto tante IDEE!

Domenica sera e sono pronta all'immersione.
Riviste, youtube, vita vissuta e ascoltata, non si sa mai da dove può uscir fuori una buona, ottima, spettacolare idea (il film "Una donna in carriera" docet).
E poi stasera mi sento carica.
Piena di buoni propositi.
Ce-la-posso-fare.

Dunque: idee venite a me!
...
Idee, eccoci!
...
...
Idee, su!
...
...
...
Ideeeeeeeee?
...
...
...
...
Al loro posto arriva Morfeo, mi prende per mano e mi allontana dal blocchetto degli appunti.
Cedo, piuttosto facilmente.
Ci vediamo domani ;-)

lunedì 21 marzo 2011

Invidia


In-vi-dia.

Provate a pronunciare questa parola lentamente. Sillaba per sillaba. Sentite come esce fuori.
È il respiro ansimante di un toro nell'arena. È il fumo condensato della prima sigaretta del mattino.
Pronunciarla semplicemente, a volte, è una liberazione.
Nel mio lavoro di invidia ce n'è molta. E si sente. Te la trovi puntata addosso in una conversazione tra colleghi. Ti punge la schiena leggendo delle righe che ami. Ma che non sono tue.

Ti consola sapere che se è scritta sul vocabolario è umana. Ma in fin dei conti non rallegrarti troppo, perché trattarla è come pettinare una chioma indomabile: cosa dura, lavoro di pazienza e di fino.
Io ho trovato la mia soluzione e credo sia utile condividerla. Si racchiude in una parola che è ammirazione. Tradurre l'invidia in ammirazione non è automatico e neanche facile. Ma necessario e utile per vivere e crescere.
Per portare l'acqua al proprio mulino anche quando ci si sente indefinite e stanche. Quando il confronto diventa sfiancante perché non sai piú chi sei e dove vai. Sai solo chi non sei. E vorresti essere.

Ma poi.
Ma poi...

C'é la musica. Quella solo tua. Quella che vibra ed esce forte dalla tua anima. Quella che ti fa entrare in contatto con il mondo e con il divino.

E allora l'invidia è un percorso, un fiume che porta verso il mare.
È buona, è vita. E, per assurdo, è anche utile.

mercoledì 16 marzo 2011

Yes, I've been there


Si, sto leggendo Mangia Prega Ama.
Si, anche nelle letture sono clamorosamente in ritardo (si vede dalle polverose pile di libri accantonate ai piedi del letto).
Ma chissenefrega? Mi piace questo ritmo slow nel tempo libero, regalo dei miei trent'anni.

Si, I've been there, spiega la protagonista di MPA. È questa la frase che si dice in inglese per consolare una persona che soffre. Non ti preoccupare, io lì ci sono già stato. E da lì se ne può uscire. Anche bene, arricchiti e fortificati.

Ecco, questa frase mi piace. Me la vorrei ripetere come un mantra nei momenti ansiogeni (lavorativi e non) in cui ti senti perso e solo e sbagliato. E regalarla a chiunque ne abbia bisogno.

Yes, I've been there.

domenica 16 gennaio 2011

Leggermente fuori tema: quando un attacco non arriva...


... E mi trovo a scrivere di me.
E allora eccolo qua: un attacco che non verrà pubblicato ma che a me piace.

Capita. Di tornare a casa e trovare le luci spente. Di piombare nel buio quando si cercano parole. Di sentirsi trafitti dal silenzio quando vorremmo essere travolti da un’ondata di colori. Così l’antidoto alla solitudine, la ricetta facile e sincera, in questi anni scapestrati e duri, potrebbe essere cambiare rotta. Uscire di casa. E convivere. Ma no, il fidanzato lasciamolo a casa sua. Sta bene lì. Al suo posto, mettiamoci uno, due, tre, ma anche quattro o cinque, vi prego non di più, coinquilini.


Ops! Eccomi a 22 anni, uscita di casa con una macchina piena di vestiti.
E tra una fermata dalla zia, due da amiche e un po' di fortuna, sono approdata a Via Basento.
Ma questa è un'altra storia.

Vado a scrivere...



mercoledì 12 gennaio 2011

Pitti: le parole sono importanti!


Ahhhh... vengo da due giorni stressanti.
Maaaa... sono al Pitti con un'amica!

E devo dire che ora che sono in albergo a scrivere nella quiete della hall con una bella finestra ricca di sole (non facciamoci troppi film, qui nella periferia di Firenze, nell'albergo azzeccatissimo scelto da Francy B., ieri sera era zona di prostituzione... mi sono catapultata dal taxi all'albergo in meno di un secondo!) mi sento proprio leggera!

Soprattutto dopo le frasi registrate tra ieri ed oggi, che riporto qui.
Perché, proposito dell'anno nuovo, me le voglio ricordare.
Alcune danno sprint, fanno bene, sono un balsamo. E sono di oggi: "Mi fido talmente di te". "Ormai hai fatto tuo il nostro stile".
E poi, ieri sera quando mi lagnavo di aver perso un file di lavoro: "Vuol dire che puoi farlo meglio".
Sentirle da persone che non siano il mio povero fidanzato abbastanza stressato dalle mie paturnie, fa bene.

Altre frasi: "Ho rimestato, tagliato, sacrificato quasi per intero due capitoli, un po' banali".
Capita. E amen.


giovedì 30 dicembre 2010

vita da freelance


Mi chiedo: continuare o no questo blog?
Devo dire che scrivere un diario mi piace ma i propositi di questo blog non li ho mantenuti.
Scrivo poco e poco di quello che mi ero proposta.
Non dovevo mettere tutto quello che c'è dietro alla vita di una freelance? Tutto quello che non riesce ad entrare in un articolo? E non si tratta di frasi tagliate...
L'eccitazione, certo: per un nuovo argomento, per una nuova immersione in qualcosa di sconosciuto.
La frustrazione: perché sei sempre dietro all'ultimo pezzo ma poi... ti chiameranno? I libri venderanno? E quanta gente c'è che vuole scrivere?
La condivisione: scoprire che ogni storia è speciale unica. Fare un po' la "portiera", entrare nella vita degli altri.
Il divertimento: ma quante cose buffe succedono mentre cerchi materiale per un pezzo?
Si, insomma, ce n'è.
Ma soprattutto c'è la vita che scorre. Per tutti. Ed è degna di essere raccontata.
Allora eccomi qua. Per me e per chi vuole entrare nella vita di una freelance.
Alla Carrie Bradshaw? Alla Fallaci? No, a modo mio ;-)

domenica 21 novembre 2010

Jeans!


Caro blog ti scrivo... così mi riscaldo un po'.
No ok, qui il caldo non manca ma piove a catinelle e, insomma, non vorrei proprio star fuori. Scrivo dalla nuova casa, dalla sua. Quella che ora è diventata nostra.
Mmmmm... che strano!
Dovevamo trovare un castello, un terrazzo, uno studio, tanto spazio per la mia e la sua libertà e invece siamo qui. In una casa piccola piccola e, incredibilmente, stiamo bene.
Insomma, l'importante è organizzarsi ;)
Ma la finisco subito con l'economia domestica e passo la palla al lavoro: sono qui con Jeans, una nuova avventura... che mi porta a guardare con orrore questa foto: sapete a chi sono appartenuti questi pantaloni, i primi jeans della storia o quasi? Cliccate qui!

domenica 24 ottobre 2010

eccomi: 5 giorni a settimana


Caspita! Appena ho visto questa foto ho pensato: questa sono io.
Secondo pensiero: come mai mi riduco sempre così? Mistero.
Vediamo... Ci sono le cartellette colorate: il lavoro, ovvio.
Poi: c'è la busta della spesa... e come può mancare? E poi adesso, nel limbo, c'è la spesa per quando cucino da me (pranzo) e per quando cucino da lui (cena).

Ma la cosa che mi stressa di più è un'altra: la busta di roba varia e indefinita (quella blu).
Nella mia so bene cosa c'è: i panni da lavare.
Perché si, vivo da lui, ma la lavatrice é rotta da un anno. E a nessuno dei due va di chiamare qualcuno per aggiustarla. Anche perché... c'è la mia!
E così avanti e indietro tra Monti-Salaria, Salaria-Monti, con pacchi di panni puliti, sporchi, mezzi e mezzi...

Mi chiedo se questo avanti e indietro non sia un elastico da cui farò fatica ad allontanarmi.
Se in fin dei conti mi piaccia essere sempre in movimento, poco definita.
Perché la paura é invece di diventare... definitiva.
È così difficile per me associare la fluidità e il cambiamento alla coppia.
È per questo che quando esco con amici che stanno insieme da anni e sono pieni di vita e di progetti sono felice, mi si aprono mille finestre.
Ma il mio modello arcaico è diverso... Cambierò punto di vista?
Chissà.
Per ora fuggo. Anche di domenica sono busy.
Inchieste da finire, scalette da elaborare, capitolo di un nuovo libro.
E poi una torta salata.
Perché avrò anche paura della staticità, ma io in coppia, anche a casa a cucinare, ci sto proprio bene.


domenica 10 ottobre 2010

Mi basta poco. Questo



Una lampada bassa. Un divano.
Io e te abbracciati a guardare il soffitto.

ps mandato fax

martedì 28 settembre 2010

Mi va di saltare


Muffa!
Sui piatti che ho lasciato qui a lavare, in questa casa che non vivo ma non lascio.

Ultimamente parlo spesso di maternità, di questo grande salto che è fare un figlio e, da sempre, mi trovo a riflettere sui miei, di salti. Più piccoli ma non meno importanti.
Come questo. Legittimare a me stessa che vivo in un'altra casa, con lui e non + qui, da sola.
Ma sono sempre io. Proprio la stessa.
Facile per niente se, invece di crescere con il sogno dell'abito da sposa e della nidiata di pupi, muovi tutti i tuoi passi fino ai 30 sognando una casa da sola, e tanta tanta tanta tanta tanta tanta tanta libertà... (Sarà per questo che sono freelance? Chissà).
Aggiornerò il blog quando manderò il fax per lasciare casa.
Poi tre mese (il preavviso) di limbo e mi tuffo.
Anzi, salto. Perché mi va di saltare.


sabato 4 settembre 2010

Vado a farmi i boccoli


... mentre dovrei finire un'inchiesta, preparare una gallery e una vetrina.
... mentre mi accorgo che tempo solo per me ne manca così tanto che, quando c'è, sento che respiro.
... mentre sto partendo per Venezia a sognare una vita con i boccoli. Almeno per un po' ;-)

martedì 18 maggio 2010

ieri


Backstage dei miei articoli... era (è?) la vocazione di questo blog.
Vediamo... cosa ho imparato ultimamente con il mio lavoro?
Potrebbe uscirne fuori un enorme elenco della spesa.
Ad un workshop ho imparato che mi piacerebbe saper affrontare un colloquio in inglese ma, come si dice, tra dire e fare c'è di mezzo il mare... Del resto ne avevo avuto prova a Londra qualche anno fa dopo la figura barbina del colloquio da Furla. Evabbè :)
Poi: ho imparato che l'intimo base, ok, lo conosciamo tutte ma le infinite varianti degli accessori e della lingerie sono come un magico labirinto da cui non ho poi tanta fretta di uscire...
Ma soprattutto ieri sera ho visto e imparato.
Per me, figlia di medico, l'ospedale ha sempre fatto pensare a papà, ai baci e gli abbracci dei suoi colleghi quando ero bambina. Tutti sorridenti, affabili. Anche quando sono stata ricoverata per togliermi l'appendice sono stata bene. Ieri invece ho visto com'è un ospedale quando sei una persona come tante.
L'umanità che soffre ti accoglie, persone affabili si ci sono, ma cariche di lavoro, non riescono a darti retta.
Forse ho avuto paura. Quando? Quando la signora con l'Alzhaimer voleva uscire a tutti i costi dal letto ed era seminuda. Quando due bucatini hanno vomitato nel corridoio. Quando dalla sala della tac si sentivano le urla di chi aveva paura. Quando ho visto una signora in barella che non aveva nessuno, nessuno accanto ad ascoltarla mentre chiedeva aiuto.
Allora mi sono chiesta in che mondo vivo. E mi sono detta che anche questa è vita.
E che nonostante la sofferenza, l'umanità mi piace. Che anche la solidarietà e l'umorismo che si creano con due vecchine in stanza (una rustica e tenera, una colta e con l'Alzhaimer) che non rivedrò mai più, è vita.
E mi piace. Nonostante tutto.

giovedì 6 maggio 2010

adoro i temporali


A volte, come ora, adoro i temporali.
C'è qualcosa che irrompe dentro, che scalpita e alla fine trova la sua strada.
Dietro le quinte c'è la paura, quella della condizione umana. Umanissima.
E poi non è più qui: esce finalmente fuori, liberata.
Allora rimane solo la serenità dell'esserci. Di essere.
Così, adoro i temporali.

lunedì 3 maggio 2010

pensiero della buona notte


Cosa mi porta qui alle 00.23 di notte... quando non ho ancora scritto un tubo di Lingerie?
Ma... non è poi così vero. Ho analizzato slip e reggiseni. Mi mancano ancora ben altre vesti.
Mi chiedo, però, in queste giornate, se davvero la semplice (ma neanche troppo...) scelta di un capo intimo possa rivelare qualcosa di noi stessi.
Adoro analizzare i momenti che scorrono veloci, ripassarli al rallentee nella mia mente più volte, vedere sotto una nuova luce la quotidianità...
Cosa pensiamo in quell'attimo in cui ci stiamo preparando per uscire, magari per andare al lavoro (bè, è troppo facile immaginare cosa si pensa davanti al cassetto semiaperto della biancheria quando si sta per andare ad un appuntamento galante...): voglio stare comoda? Oggi mi sento così? Si vede il reggiseno sotto al vestito? Mi piacerebbe far intravedere un po' di pizzo, chissà se lo nota quello lì alla macchinetta del caffè?

Oppure nulla. Si va.
Ad affrontare un'altra giornata, come quella di domani.
Magari con un po' d'ironia. Alla Pajama Party :)